“A mali estremi” conquista Primo Piano

Prosegue la rassegna letteraria nello spazio espositivo Primo Piano a Chiavari, con la presentazione – a cura di Pieramaria Ciuffarella – dell’ultimo romanzo di Valeria Corciolani “A mali estremi”.  La scrittrice chiavarese, molto nota, è stata madrina della fiera del libro e dell’editoria LiB – Libri in Baia 2018. 

“Sono molto distratta, ho sempre la testa persa in una storia. Odio infatti guidare perché richiede troppa concentrazione. Preferisco viaggiare in treno e godermi i pensieri. Mi piace soprattutto quando di sera il treno si ferma in stazione e sporgendo lo sguardo al di là del finestrino, si ha la possibilità di fantasticare guardando la luce nelle case degli altri. Succede anche a voi?” 

Si descrive così Valeria, con grande ironia e senso dell’umorismo sia di persona sia sul web, e più precisamente sulla sua pagina Facebook, dove di tanto in tanto in un rubrica nota come #cosecosì, pubblica pillole di quotidianità in cui racconta
la sua vita di moglie, mamma di due figli e “padrona” di un geco di nome Attilio e un gatto di nome Elwood,  oltre che quella di scrittrice e illustratrice.
Le storie di Valeria – come sottolinea Pieramaria – odorano di Liguria: ricette di piatti tipici del nostro territorio si fanno strada tra un dialogo e l’altro, tra un paragrafo e l’altro. Ed è per questo, per risaltare e assaporare dal vivo i sapori narrati, che dopo l’incontro a Primo Piano, lo chef Matteo Armanino e il maître Mattia Baratelli hanno messo in tavola i romanzi di Valeria nel locale “A casa mia”.

“Amo cucinare. Lo faccio con passione, specialmente quando ho tempo e non sono sotto stress per le scadenze burocratiche del mio lavoro.” – conclude Valeria.

È stato un incontro in cui si è parlato molto di libri, di web, di cucina. Ma soprattutto è stata un’ora o poco più in cui si è riso tanto, che forse è la cosa più bella di tutte. La prova di un appuntamento riuscito.

Si è riso di “gusto”. 

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Chiavari: Primo Piano apre le porte a “Uomini in fiamme”

«Appartenenza. Un modo di essere, una forma mentis, un dono. La poesia è tutto questo e molto di più.»

Si apre così – con le parole di Helena Molinari, autrice e speaker radiofonico – la presentazione del libro “Uomini in fiamme” , a cura di Carlo di Francescantonio e Mirko Servetti. L’incontro con uno degli autori, Di Francescantonio, si è svolto nello spazio espositivo Primo Piano, sito nel cuore di Chiavari, e ha dato il via alla stagione letteraria che in quel locale prenderà vita.

Parlare di poesia oggi, sottolinea Helena, non è semplice: la letteratura poetica contemporanea – dai contorni sempre più diaristici e prosaici – si discosta di gran lunga dai canoni classici a cui siamo abituati, o a cui ci abituano in ambito scolastico fin dalla più tenera età. Occorre pertanto rallentare – come Di Francescantonio suggerisce di fare ai suoi lettori e al suo pubblico – per soffermarsi ad osservare e ascoltare con cuore aperto e orecchie tese una “moderna” forma d’espressione.
L’autore invita implicitamente i suoi ascoltatori ad andare oltre: paragonare sotto questo punto di vista la vita alla poesia, in modo da vivere la quotidianità con ritmi più lenti. Non per pigrizia – si intende – ma per amore di sé e di ogni singolo gesto, parola, pensiero. Perché la lentezza è il primo passo per far bene.
Un altro messaggio che emerge dalla lettura di alcuni testi dell’autore è quello di saper scindere con intelligenza il mondo animale da quello umano – apparentemente in simbiosi l’uno con l’altro. «Non è il cane-terapia –  a cui l’uomo di oggi ricorre sempre più spesso –  a dover risolvere i problemi, ma siamo noi stessi che dobbiamo trovare la forza e il coraggio di affrontarli apertamente, senza cercare scorciatoie.»

La macchina da scrivere, posta su un lato del tavolo, e i  quadri di Massimiliano Zaffino alle pareti, hanno reso l’atmosfera ancor più affascinante e suggestiva.

helena molinari - primo piano

 

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“Finalmente arrivi tu”: quando bastano nove mesi per capire chi si è davvero

” Nessuna scaletta di idee prima di iniziare a scrivere, né una traccia di trama schematizzata. Tutto estemporaneo. Entro in camera mia, mi siedo alla scrivania, accedo il pc e come per magia entro in un’altra dimensione: divento altro da me, mi estraneo da tutto, scordo l’ora e il luogo in cui mi trovo, mi immedesimo nella storia e non ci sono più per nessuno…”

Così Mariavittoria, conosciuta da tutti come Mavi, descrive il suo rapporto con la scrittura e il modo in cui è nato il suo romanzo d’esordio “Finalmente arrivi tu”.

“Finalmente arrivi tu” è una storia d’amore e di sesso, di arrivi e partenze, di quotidianità e voglia di evadere, di carriera e amicizia. Ma soprattutto è la storia di Isabel, una donna coraggiosa e determinata – al tempo stesso fragile e insicura, come tutti noi del resto – appassionata del proprio lavoro e desiderosa di dimostrare a qualcuno o forse soltanto a se stessa chi è davvero.
Isabel sceglie. Sceglie in continuazione: dal tipo di abito da indossare alle scarpe da calzare; dall’amica da frequentare al tipo di uomo da invitare a casa. Sceglie il proprio lavoro, il modo in cui relazionarsi con i colleghi, le cose da dire o non dire a sua madre. Sceglie il giorno della settimana in cui può incontrare Thomas, e se mandare avanti o meno la loro relazione. Isabel sceglie e analizza la sua vita con grande razionalità. Tutto sembra procedere regolarmente, senza intoppi, fino al momento in cui.

Al momento in cui muove il passo più grande della gamba: sceglie quando e come innamorarsi. Da quell’istante in poi la sua vita prende le sembianze di una nave in tempesta, il cui timone difficilmente manovrabile.

Razionalità e sentimento – due entità apparentemente separate ma in realtà inscindibili, come il corpo e l’anima – divengono le costanti, il fil rouge di una storia appassionante e coinvolgente, scorrevole e palpitante. Una storia che, come una donna che sa quello che vuole, ti sa tenere per 208 pagine con il fiato sospeso.

Qual è momento in cui Isabel capisce che la sua vita non può e non deve essere dominata dalla razionalità ma che deve lasciare spazio al sentimento, all’irrazionalità, ad un amore vivo e libero? E soprattutto chi delle persone che vivono o non vivono accanto a lei glielo fa capire?

“Finalmente arrivi tu” è un romanzo femminile nel senso più nobile del termine. Una protagonista che agisce e non subisce, un’eroina attiva, una perfetta padrona di casa per una storia che ha molte cose da dire…

Il lettore o la lettrice non può non domandarsi chi si nasconda davvero dietro Isabel: un personaggio frutto dell’immaginazione dell’autrice o l’autrice stessa, che ha rivelato parte di sé attraverso le parole?

“Quando si descrive un personaggio – soprattutto per la prima volta – è inevitabile far trapelare il proprio ego, le proprie questioni in sospese. Inevitabile dar forma a ciò che nella vita reale hai per metà o che ti manca del tutto. Sì, in Isabel c’è molto di me.”

La risposta di Mariavittoria ad una delle domande più frequenti dei suoi lettori ricorda molto la risposta che diede Gustave Flaubert nel 1857 ai suoi di “lettori”: “Madame Bovary c’est moi!”

< Isabel c’est moi! >

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il caffè alla mattina profuma di felicità

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buongiorno caffè

Il caffè alla mattina profuma di felicità,
soprattutto se è domenica mattina e hai tutto il tempo di goderti la colazione.

Ti alzi dal letto, con un occhio aperto e uno chiuso
ti dirigi in cucina a piedi nudi
afferri la macchina del caffè e la sviticaffe
riempi la base di acqua, togli quella in eccesso,
cerchi un cucchiaino e agguanti il barattolo di caffè
lo scuoti, lo annusi e poi versi la soluzione in polvere nell’apposito contenitore,
avviti la parte superiore a tutto il resto,
accendi il gas e via. Attendi.
In pochi minuti la cucina profuma,
l’aroma si diffonde rapidamente in tutta casa. Quando il caffè sale, lo capisci, ha quel suono inconfondibile.
Si è svegliato anche Lui.

Incontrarsi al mattino, in cucina,
di fronte ad una tazza di caffè ha il suo perché:
scompare d’improvviso la stanchezza e la frenesia della settimana
e rimane la quotidianità più semplice e genuina.
Si ha il tempo di dirsi  ti voglio bene.

Il caffè alla mattina profuma di felicità.

Chi di voi al mattino ama bere caffè?

 

 

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Il cinema ai tempi di Internet

 

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Oggi i film si possono guardare in casa davanti al pc, in treno con la testa sullo smartphone, sul letto con il tablet in mano.
I film si scaricano, si comprano, si rubano digitalmente nel tempo di una manciata di minuti. Clicchi e voilà, ecco pronto il tuo film. Zero sbatti, o quasi, e hai tutto ciò che cerchi, subito. In quanti lo fanno… Ma che noiaaaa!!!
Io preferisco il cinema, la sala buia, il grande schermo.

Ecco i miei buoni motivi:

  • PRIMA. La sola idea di andare al cinema mi emoziona. Mi ricorda quando ero bambina. Le volte in cui i miei genitori decidevamo di portare i miei fratelli e me al cinema non erano così frequenti, così quando si andava era un vero e proprio avvenimento. Oggi per me il cinema è rimasto tale.
  • DURANTE. La scelta dei posti a sedere (quando hai la possibilità di scegliere), le altre persone che poco a poco quietano le chiacchiere, il profumo dei pop-corn, le luci della sala che si abbassano, i trailer dei film in uscita, l’inizio del film. Il Film: le immagine, i colori, i suoni. Una vera e propria esperienza sensoriale. E ogni volta è come la prima volta. Mi sembra sempre di avere quello sguardo di quando ero bambina: occhi sgranati e scintillanti.
  • DOPO. Usciti dalla sala, ci aspetta il commento. E tu cosa ne pensi? Ma l’hai capita quella scena? Ma secondo te? E via così a dare pareri e a confrontarsi.

Per me andare al cinema è fare un’esperienza di vita: incontro con le persone, contatto con la cultura, sviluppo dei sensi.
Ma andare al cinema è bello anche perché stacchi. Stacchi da tutto il resto del mondo, dagli impegni, dallo studio, dal lavoro, dalla frenesia della vita quotidiana. Vai, ti siedi al buio e non devi fare altro che ammirare.
Nulla a che vedere con lo stare a casa o in treno, soli, a guardare il film su uno schermo striminzito.

Voi andate ancora al cinema? Se sì, raccontatemi i vostri buoni motivi. Tutta orecchie.

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Agnès Varda e JR: due artisti, due anime

Visage Village di Agnès Varda e JR
Documentario/ Francia 2017
Cineteca di Bologna

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Umanità, la parola chiave per accedere alla dimensione documentarista del film Visage Village di Agnès Varda e JR, ambientato nel 2017 in Francia.
La collaborazione tra i due artisti- per stile diametralmente opposti, ma comuni nello spirito- è iniziata nel 2015. Lei 88enne, cineasta della Rive Gauche degli anni ‘60, bassa di statura e caschetto bicolor. Lui 35enne, street photographer contemporaneo, slanciato, con cappellino e instancabili occhiali da sole. Insieme decidono di realizzare un progetto artistico di incommensurabile spessore umano: ricerca e fotografia di volti, di sguardi intrisi di semplicità e umiltà. Vagabondando nel Nord della Francia a bordo del camioncino fotografico di JR, immortalano lavoratori, passanti, anziani, bambini, attraversando paese dopo paese. Le immagini, una volta stampate, “a caratteri cubitali”, sono destinate alle facciate delle case e fabbriche, ai muri. Lo scopo è quello di valorizzare l’essenza umana di ciascun personaggio. Il vero soggetto della pellicola è infatti plurale: persone.
Agnès e JR durante il viaggio dialogano, si confrontano, approfondiscono il loro rapporto. Dalle conversazioni emergono la dimensione del ricordo e del passato,
il tema della morte e quello della donna, il rapporto vecchiaia/ giovinezza, la figura di Godard. I proiettori sono rivolti ora su una soggettività legata alla coppia, ora su un’oggettività legata ai volti incontrati.
Agnès e JR sembrano completamente a loro agio l’uno con l’altra, quasi si conoscessero da una vita. Invece solo nei momenti di vera intimità relazionale, si spogliano della “veste quotidiana” e si mostrano per quello che sono. Lui toglie infatti gli occhiali da sole- vera e propria “maschera”- solo nel momento in cui Lei si commuove, nel ricordo del marito defunto e inseguito al mancato incontro con Godard. Ora lei lo può vedere per la prima volta, in tutto il film, negli occhi. Lo vede, sì, ma sfocato, a causa di una malattia alla vista. Nonostante ciò, lo riconosce: lo guarda con gli occhi dell’immaginazione e del sentimento artistico che li lega. Niente di più profondo dal punto di vista umano.

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Il tema dell’occhio è semanticamente legato a quello del guardare il mondo, osservare le persone, focalizzare le immagini, scrutare il passato, ammirare il paesaggio, contemplare l’animo.
Mentre dal punto di vista simbolico l’occhio può essere considerato come la sintesi grafica del cinema. Fin dai tempi di Georges Méliès il cinema è occhio. È l’occhio.
Infatti sia per il regista sia per lo spettatore il cinema è essenzialmente occhio, perché è linguaggio per immagini. Quest’ultimo è legato al primo proprio dal desiderio di vedere, di guardare le immagini scorrere una dietro l’altra. Come se fossero a bordo di un treno, come se viaggiassero alla velocità di un treno.

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Weekend tra Umbria e Toscana: festival del giornalismo, Terence Hill e non solo…

Weekend di primavera tra Umbria e Toscana. Cosa vuoi di più dalla vita?
In occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di PerugiaMarco ed io abbiamo deciso di trascorrere il fine settimana nella cittadina umbra. Ve lo anticipo già: è stato meraviglioso! Partiti da Chiavari (Ge) venerdì 13, abbiamo impiegato all’incirca due ore e mezza per arrivare a destinazione.

partenza

partenza

Utilizzando il cofanetto smartbox, da lungo tempo nel cassetto, abbiamo deciso di soggiornare in un B&B a pochi km da Perugia, Collevere Country House, una struttura accogliente dotata di maneggio, piscina, campi da basket, e soprattutto, totalmente immersa nel verde! Giunti sul posto nel pomeriggio, ci siamo goduti un po’ di meritato relax ( e silenzio) e poi in serata abbiamo raggiunto il capoluogo.

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Perugia- Corso Vannucci

(1) Il primo evento del Festival a cui abbiamo assistito è stato l’incontro con il giornalista sportivo Pierluigi Pardo, di Sport Mediaset. Ammetto che non mi ha entusiasmata molto, mentre a Marco è piaciuto.
(2) Il secondo incontro è stato con Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano, tenutosi nel teatro Morlacchi. Ha presentato il suo nuovo libro “B. come basta”.

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teatro Morlacchi- in attesa di Travaglio

Travaglio ha terminato la presentazione intorno alle 23, così usciti dal teatro un po’ affamati ci siamo andati a comprare due fette di pizza da gustare mentre passeggiavamo in centro.
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Il terzo e quarto incontro- in programma per sabato mattina- li abbiamo ascoltati entrambi interamente in inglese. Nel primo, Lisa-Maria Neudert di Oxford Internet Institute ha parlato di misinformation; nel secondo lo scrittore e giornalista americano David Neiwert, ha parlato del punto di vista della destra statunitense nei confronti di Trump.
(5) Il quinto incontro in italiano, Mario Calabresi– direttore di Repubblica- ha intervistato Massimo Mantellini, e discusso a lungo sul tema bassa risoluzione.
Alla fine degli incontri del mattino, ci siamo seduti a mangiare nella splendida piazza IV novembre, brulicante di giovani universitari perugini e di giornalisti provenienti da tutto il mondo.

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Perugia, piazza IV novembre

Dopo la lunga pausa di relax al sole all’insegna di un paninone farcito con il prosciutto crudo di Norcia, siamo andati ad incontrare (6) Terence Hill, attore protagonista della fiction di Rai1, Don Matteo. Insieme a lui c’erano i giovanissimi attori (membri del cast) Mariasole Pollio e Federico Russo. L’evento è stato inserito all’interno del Festival perché la fiction ambientata prima a Gubbio, ora a Spoleto è fortemente legata alla regione Umbria, contribuendo alla sua promozione dal punto di vista turistico.

don matteo

don Matteo

(7) L’ultimo incontro dedicato al tema della crisi nel Mediterraneo e dei flussi migratori, è stato introdotto da Marina Petrillo, giornalista e collaboratrice di Open Migration.

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Infine, cena a Corciano- fuori Perugia- a base di piatti tipici umbri. (Gnaaaaam!)

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Rientro previsto per domenica 15. Nella strada di ritorno decidiamo di allungare un po’ il cammino e di fermarci a visitare San Gimignano (SI): splendida cittadina toscana immersa in un moderno spirito medioevale. Passato e presente convivono serenamente. Botteghe di artigiani, musicisti e pittori di strada, turisti discreti animavano le vie del borgo.

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San Gimignano- artigiano

san gimignano

San Gimignano

 

Un fine settimana di quelli che… “ogni tanto ci vuole”. Ragazzi, viaggiate!

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